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Ecommerce – Aprire o meno un negozio online?

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Il mondo dell’ecommerce non è più quel posto paradisiaco come lo era fino a qualche anno fa, quando bastava aprire un negozio online per aprirsi la strada del successo. Oggi, l’ecommerce è un mondo molto competitivo ed è giusto chiedersi se ne vale la pena.

Se volete aprire un sito ecommerce dovete rispondere ad alcune domande. Ecco cosa dovete chiedere a voi stessi:

- Molti grandi siti ecommerce sono falliti. Cosa può potenzialmente offrirmi l’apertura di un sito ecommerce?
- La maggior parte delle aziende che hanno un ecommerce sembrano aver bisogno di grossi investimenti. Come posso fare per avere un buon sito ecommerce nonostante il mio budget limitato?
- Anche i siti ecommerce di successo prevedono di generare profitto non subito, ma nel medio/lungo periodo. Io non posso aspettare tanto. Come posso fare per fare soldi subito?

Ci sono molte ragioni per cui potreste voler aprire un negozio ecommerce ma, semplificando, possiamo raggrupparle in 3 gruppi:

- Per mantenere gli attuali clienti ed ottenere altri
- Per fare in modo che i clienti attuali spendano più soldi
- Per riduree il costo degli ordini

Qualunque sia il motivo che vi spinge ad aprire un negozio online, sappiate che la risposta alle domande precedenti si chiama Add2Cart.
Add2Cart è la piattaforma per l’ecommerce già pronta per vendere. Con una spesa più che ragionevole, potrete aprire un negozio ecommerce completo di tutte le funzionalità necessarie per aprire uno store di successo. In questo modo, l’investimento sarà contenuto e potrete vendere, e dunque guadagnare, sin da subito.
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Ecommerce – Il tasso di crescita più alto da 2 anni

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Il totale delle vendite online nel Regno Unito, a Maggio 2010, è cresciuto del 22% rispetto all’anno precedente, secondo la ricerca di IMRG Capgemini.

Le cifre, oltre ad indicare i tassi di crescita più alti da 2 anni a questa parte, mostrano che chi compra online a Maggio ha speso 4,5 miliardi di sterline, circa il 3% in più rispetto al mese precedente. Le crescite sono da attribuire alle buone condizioni metereologiche e all’incremento di traffico dovuto all’avvicinarsi del Campionato del Mondo.

In particolare, sono aumentate le vendite di alcolici, elettronica di consumo e abbigliamento. Si presume che i clienti abbiano fatto scorta di abbigliamento sportivo, nuove Tv e bevande, per prepararsi al meglio ai mondiali. “Questa è un ottima notizia per l’industria dell’ecommerce“, ha commentantato Tina Spooner, direttore delle informazioni all’IMRG

“L’ottimo clima verso la fine di Maggio, insieme all’avvento della Coppa del Mondo, sembra aver avuto un impatto positivo su chi compra nei negozi ecommerce“, ha aggiunto.

Ad oggi, la spesa online nel 2010 è cresciuta del 14%, in linea con le previsioni di IMRG. “Le ricerche più recenti mostrano come più della metà dei consumatori crede che l’economia sia uscita dal periodo di recesione ed è evidente come chi ha un negozio ecommerce, ha già cominciato a beneficiare dell’aumento di spesa”, ha detto Ms Spooner.

Le cifre danno ragione alle previsioni di Forrester Research fatte all’inizio del 2010, secondo cui l’ecommerce si sarebbe trasformato in un industria che avrebbe generato 250 miliardi di dollari all’anno entro il 2015. Le previsioni si basavano sull’aumento della diffusione di connessioni a banda larga e sull’aumento di familiarità dei consumatori con l’aquisto sui negozi ecommerce.

Fonte: directtrafficmedia.co.uk

Ecommerce – Frequenza di Rimbalzo e Ordinamento Ponderato

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Se volete aumentare le vendite del vostro negozio ecommerce, dovete assolutamente prestare attenzione a cos vi dice l’analytics del vostro sito ecommerce. Per riuscire a correggere gli eventuali problemi del vostro store, dovete sapere innanzitutto dove essi sono collocati.

Ci sono alcune metriche su cui dovreste concentrare la vostra attenzione per scoprire i problemi del vostro negozio online. Una di queste è la Frequenza di Rimbalzo, sia relativa all’intero sito ecommerce, sia relativa ad ogni singola pagina dello store.

E’ bene non confondere la Frequenza di Rimbalzo con i Tassi di Uscita. Le due metriche riportano dati differenti. La Frequenza di Rimbalzo può essere definita come segue:

La frequenza di rimbalzo rappresenta la percentuale di visitatori iniziali di un sito che “rimbalzano” via verso un altro sito, invece di continuare a visitare le altre pagine del sito stesso. Oppure, per dirla in un altro modo, è la percentuale di visitatori che arrivano su su una pagina e ne escono senza aver visistato altre pagine dello stesso sito.

Va da sè che, idelmente, bisogna cercare di mantenere la frequenza di rimbalzo al minimo possibile.

Per stabilire dove ci sono dei problemi connessi alla frequenza di rimbalzo, la cosa migliore è analizzare le singole pagine e stabilire quali sono le pagine che producono la frequenza di rimbalzo più elevata. Fino ad oggi, fare questo lavoro signifcava una cosa del genere: accedere alla sezione contenuti di analytics, cliccare sulla colonna della frequenza di rimbalzo per ordinarla in ordine discendente e iniziare ad analizzare le pagine con la frequenza di rimbalzo più elevata.

I risultati iniziali che sia hanno con questo metodo risultano essere inutili. Otterenne pagine con il 100% di frequenza di rimbalzo che non indicano l’esistenza di un problema, sebbene abbiano il 100% di rimbalzo. Vi starete chiedendo come può una pagina con il 100% di frequenza di rimbalzo non essere un problema. Eccovi un breve esempio che esemplifica questo concetto.

Un visitatore arriva ad una pagina interna del vostro sito ecommerce (diciamo la pagina dei contatti) e successivamente rimbalza, lasciando un 100% di tasso di rimbalzo sull’analytics. 1000 visitatori arrivano sulla home page e 500 la lasciano immediatamente, dando luogo al 50% di freqenza di rimbalzo. Nonostante il 100% di rimbalzo della pagina dei contatti, la vera frequenza di rimbalzo cui bisogna porre attenzione è quella dell’home page. Perchè? Arrivano molti più visitatori alla home page che alla pagina dei contatti e quindi il “peso” del rimbalzo della home page è un indicatore maggiore della presenza di un problema rispetto alla pagina dei contatti. Pensate a come lavorare con un campione di dati più ampio.

Dopo quest’esempio, diventa chiaro come il vecchio metodo offerto da google analytics rendeva le cose difficili. Sì, potete sempre scegliere di applicarlo, ma dopo aver ordinato in ordine decrescente la frequenza di rimbalzo, dovete sempre analizzare i singoli dati per scoprire quali sono le pagine che meritano la vostra attenzione.

Tutto questo è cambiato da quando Google ha introdotto in Analytics l’Ordinamento Ponderarto. L’ordinemanto Ponderato vi permette di ottenere la frequenza di rimbalzo tenendo conto dell’importanza di ogni singola pagina rispetto all’intero sito. Grazie a questa novità, avrete risultati più pertinenti e più veloci, il che rende più semplice stabilire dove concentrare l’attenzione per risolvere i problemi del vostro negozio ecommerce.

Per saperne di più, vi rimandiamo alla pagina di Google che spiega cos’è l’ordinamento ponderato e come si usa

http://www.google.com/support/analytics/bin/answer.py?hl=en&answer=173542

Ecommerce – Google cambia la politica di 2 risultati per dominio

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Tutti coloro i quali non hanno a che fare quotidianamente con l’ottimizzazione SEO non noteranno alcuna differenza ma, in realtà, questo è un cambiamento abbastanza importante per alcuni siti. Venerdì scorso Google ha cambiato la regola per cui, per ogni singolo dominio, potevano essere mostrati solo due risultati per pagina.

Adesso è possibile che appaiano più risultati per uno stesso dominio in una sola pagina. Il numero massimo non è molto chiaro, ma nel post sul blog ufficiale di Google, ci viene fornito un esempio in cui soltanto alcuni degli ultimi risultati rimandano ad un dominio diverso.

Che cosa significa questo per gli utenti finali?

Significa che quando si cerca qualcosa di specifico, si potranno avere più risultati dal sito più pertinente e che bisognerà andare alla seconda pagina per vedere gli altri siti pertinenti per quella data ricerca.

Inoltre, bisogna notare come questo potrebbe prevenire situazioni come la famosa debacle di “Facebook Login”, riportata su ReadWriteWeb. Spiegherò brevemente cosa è successo a chi non ha letto l’articolo. ReadWriteWeb ha pubblicato un articolo dal titolo Facebook Wants to Be Your One True Login ed ha scavalcato Facebook per le keyword “facebook login”, il che ha comportato oltre 2500 commenti di utenti confusi che accedono a Facebook cercando su Google “facebook login”. Questi utenti hanno pensato di essere su Facebook e che Facebook avesse subito un restyle di grafica. Ci sono stati alcuni commenti molto divertenti come ad esempio “Ho capito! Facebook non funziona più su Google. Dovete andare su Bing.com e scrivere lì “Facebook login”, seguiti da “Grazie, Funziona!”

Che cosa significa questo per i proprietari di siti ecommerce?

Se avete costruito la vostra strategia SEO con l’obiettivo di essere i numeri due su parole chiave che contengono il nome dei vostri competitor, ebbene, è stata una perdita di tempo e di soldi.

Fonte: Inchoo.net

Ecommerce – Come Scrivere Alt Tag Efficaci

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Per molti siti di Ecommerce, una delle aree più citate tra gli aspetti da migliorare è la posizione all’interno dei risultati dei motori di ricerca. Sarebbe magnifico essere il primo risultato su Google soltanto con uno schiocco di dita, ma purtroppo, non si può avere tutto quello che si desidera. Inoltre, ci sono molti modi per i negozi ecommerce per migliorare attivamente le proprie mancanze a proposito di determinate parole chiave. Un modo relativamente semplice consiste nell’utilizzo costante delle ALT tag

Alternative Tag

Le ALT Tag, dette anche Testo Alternativo, si usano come descrizione alternativa di un’immagine. Nonostante possa sembrare un concetto difficile da capire, ecco un esempio che chiarificherà le idee a tutti.

A sinistra,  abbiamo una foto di un cane con una palla arancione. Sebbene sia molto semplice da descrivere, per Google è molto complicato capire di cosa parla la foto. Per un motore di ricerca, questa immagine viene recepita così: src=â€http://www.website.com/uploads/2010/06/Picture-11.pngâ€

Sebbene il motore di ricerca è in grado di vedere il nome del file uploadato (Picture-11.png), esso non è di aiuto per capire di cosa parla l’immagine. La conseguenza è che se qualcuno digita su Google “cane con palla arancione”, le possibilità che questa immagine/sito venga mostrata sono pari a 0.

Per rimediare a questo problema, l’ALT Tag permette di scrivere le descrizioni alle proprie immagini. Allinterno dei documenti HTML o XHTML è possibile inserire le proprie ALT Tag.

Questa foto, dopo aver aggiunto l’ALT Tag, potrebbe apparire così:

src=â€http://www.website.com/uploads/2010/06/Picture-11.pngâ€

alt=â€cane con palla arancioneâ€

Consigli per l’utilizzo dell’ALT Tag

Quando si usano le ALT tag su un sito ecommerce, ci sono altri consigli che è bene ricordarsi:

1. Mantenere l’ALT Tag breve e conciso – Sebbene si possa essere tentati a provare a inserire tonnellate di keyword nell’ALT tag, i motori di ricerca sono furbi e penalizzano chiunque faccia queste cose

2. Le ALT Tag sono descrizioni delle immagini, non sono il proprio sito

3. Descrivere il prodotto, non che cos’è – Per i siti ecommerce è importante che se c’è una foto di un Blackberry, non si scriva “Questo è il nuovo BlackBarry fornito di tutte le ultime funzioni….”

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