
L‘abbandono dei carrelli è uno dei punti dolenti per ogni negozio ecommerce. Quasi tutte le ricerche concordano sul fatto che tra il 60% e il 70% dei carrelli viene abbandonato. In pratica utenti che, per un motivo o per l’altro, ad un certo punto interrompono il processo di checkout.
Come detto poco fa, possono essere molti i motivi per cui un cliente abbandona un carrello. Alcuni dei motivi sono quelli che seguono, ma in realtà potrebbero essercene moltissimi altri:
- Sticker Shock (reazione a tasse e spese di spedizione inaspettate)
- Registrazione obblicatoria (1 su 4 abbandona se non c’è la possibità di fare il checkout come ospite)
- Timori di privacy e sicurezza
- Disattenzione nel bel mezzo del checkout che porta l’utente a chiudere la finestra o la scheda
- Utente non ancora pronto a comprare
- Utente intenzionato a tornare ad acquistare più tardi (il 24% degli utenti secondo Forrester Research)
- Problemi tecnici (form non funzionante, carta di credito rifiutata, sessione scaduta, alti tempi di caricamento…)
- Problemi di usabilità (moduli troppo complicati, troppe informazioni richieste)
- Pochi metodi di pagamento disponibili
- Impossibilità di spedire ad alcune destinazioni
Cos’è l’email di recupero dei carrelli abbandonati? Perchè dovrei occuparmene?
Non tutti i motivi elencati sopra possono essere mitigati dagli sforzi per aumentare le conversioni, come ad esempio un nuovo design, i test di usabilità e gli split test A/B. Molti ecommerce hanno aumentato le vendide inviando alcune email ai carrelli abbandonati. Questo tipo di email di solito hanno fassi di apertura superiori al 50%, che è una percentuale altissima. Se l’indirizzo email è uno dei primi dati che viene richiesto, è una tecnica che dovreste applicare.
Sapere quando tirare il grilletto
Le tempistiche con cui si inviano le email di recupero sono fondamentali. Molti specialisti dell’ecommerce ritengono che la cosa migliore sia far partire le email entro le 24 ore dall’abbandono del carrello (alcuni parlano addirittura di minuti). Naturalmente, il consiglio è di fare i propri test e le proprie valutazioni. I test sono sempre il modo migliore per vedere cosa funziona meglio per la propria attività . Potreste anche considerare la media di giorni all’acquisto e le visite all’acquisto (dati che potete trovare all’interno del vostro software di analytics) per avere un’idea più precisa.
Pianificare la strategia di recupero
Distribuisci messaggi diversi a segmenti diversi
Sebbene ha senso battere il ferro finchè è caldo, se un cliente è ancora in fase di ricerca o se intende comprare in seguito, le vostre email di recupero avranno un basso impatto. D’altro canto, aspettare troppo, potrebbe comportare che il cliente compra da qualche altra parte o semplicemente dimentica che ha lasciato un prodotto nel carrello. Una buona strategia consiste di sviluppare diverse email di recupero da inviare in diversi momenti, in modo da coprire le più diverse situazioni.
Identificare dove è avvenuto l’abbandono
Di solito, quando più un utente procede all’interno dell’imbuto, tanto più è alta la sua intenzione di acquistare. Un abbandono che si verifica dopo aver inserito i dati della propria carta di credito, ad esempio, può indicare un problema tecnico. In questo caso consigliamo di inviare un email per offrire al cliente una mano nel completare il checkout, inserendo il numero del servizio clienti e un indirizzo email. entro pochi minuti o qualche ora dall’abbandono.
Invece, se un utente loggato abbandona il carrello, si può desumere che abbia inserito l’oggetto per acquistare successivamente, che sia stato distratto, che sia stato scoraggiato dai costi di spedizione oppure che non sia pronto a comprare. In questo caso, testate l’invio di reminders tra le 72 ore e i 10 giorni
Identificare perchè si è verificato l’abbandono
Etichettare i clienti in base a quali errori hanno incontrato durante il checkout può essere di aiuto per inviare i migliori messaggi. Se il cliente continua a ricercere l’errore AVS, la sua carta di credito potrebbe essere stata bloccata per motivi di sicurezza. La maggior parte dei clienti non capisce come mai, anche se per tre volte sono state inserite informazioni corrette, i propri dati continuano ad essere rifiutate. Un email che spiega l’errore AVS potrebbe essere una soluzione, invitando gli utenti a riprovare tra 24 ore oppure ad utilizzare un altro metodo di pagamento.
Il cliente ha ricevuto una notifica di “prodotto esaurito”? Un email per suggerire un prodotto simile o per offrire l’opzione “avvisami quando il prodotto torna ad essere dispobile”, inviata prima possibile, ci sembra un’operazione corretta.
Applicare una simile strategia al vostro negozio ecommerce può veramenete aiutarvi ad aumentare le vendite. Se l’idea vi intriga, ma non avete idea di come fare ad ampliare le funzionalità del vostro ecommerce, contattate subito il nostro reparto di programmazione.








Consigli per fare decollare l’e-commerce con l’email marketing
22 aprile 2011